tessuti-web.jpg
Sonnambula funambula
di Maria Balliana

C'era una volta, tanto tanto tempo fa, una bambina. Aveva capelli ricciuti e neri, morbidi a vederli e ribelli a toccarli. I suoi occhi erano grandi, scuri e liquidi, come sull'orlo delle lacrime. Ma lei, la bambina, non piangeva quasi mai. Si chiamava Angela ed era sonnambula. Sonnambulo, per chi non lo sa, è chi, mentre dorme, si alza dal proprio letto e se ne va in giro, quasi spinto da forze invisibili. O tirato da un lungo filo che qualcuno riavvolge lentamente da un posto lontano.
Notte dopo notte Angela sollevava con grazia le lenzuola, si metteva all'impiedi e iniziava a camminare. Con gli occhi chiusi e il viso disteso in un'espressione beata, propria di chi sta dormendo profondamente. E sogna immagini radiose. I primi tempi la bambina si limitava a girare per casa, con passo leggero, schivando con dolcezza tavoli e sedie, appoggiando le mani delicate sui muri, come in una carezza, sostando a lungo, immobile, al centro di una stanza, respirando appena. Nessuno, in casa, si era mai accorto di queste sue discrete passeggiate notturne. E non ne sapeva nulla neanche lei: perché, ad un certo punto della notte, Angela se ne tornava al suo lettino, di nuovo si coricava sotto le coperte, sempre continuando a dormire: Al mattino non ricordava un solo istante di quello che era successo. L'unica cosa strana erano i suoi piedi che al risveglio trovava sempre un po' sporchi e polverosi. Dopo un po', però, la piccola sonnambula si avventurò fuori casa: una notte scese le scale, gradino dopo gradino, con pazienza, arrivò davanti al portoncino, tirò il chiavistello senza far rumore e, annusando l'aria della notte, uscì. Camminò in tondo nel grande cortile vuoto. I suoi piccoli piedi bianchi sembravano sfiorare la polvere del terreno e la sua corta camicia da notte la faceva apparire come un grazioso spirito dal tenue chiarore di luna. I cani della casa, che si erano svegliati quando Angela era comparsa sull'uscio, non osarono abbaiare e si limitarono ad abbassare le orecchie e ad appoggiare il muso a terra, tra le zampe. I gatti, anch'essi destatisi di colpo, fissarono a lungo la bambina che continuava ad aleggiare nel cortile, socchiudendo gli occhi di tanto in tanto. Solo qualche topolino, affascinato dall'insolita visione, decise di uscire allo scoperto e di affrontare i pericoli del cortile pur di avvicinarsi ad annusarla.
Angela, raccolta nel suo sonno, non badò loro e si lasciò seguire sotto lo sguardo inquisitore di una civetta che vigilava sul vecchio ippocastano al centro del cortile. All'improvviso, la bambina si fermò, girò se sé stessa e fece ritorno alla casa, chiudendo piano il portone. La scena si ripeté tante e tante volte e gli animali si erano ormai abituati alle strane abitudini di Angela quand'ecco lei cambiò strada. Una notte, uscendo dal cortile, prese la via a destra e si mise a percorrerla, circondata dal silenzio delle case e come guidata dal lume dei rari lampioni. Cani, gatti, topi e anche la civetta la seguirono, senza far rumore, forse incuriositi o forse per proteggerla. Angela camminò e camminò per le vie del paese che conosceva a menadito e poteva percorrere ad occhi chiusi, come in quel momento, certa di ogni buca della strada, di ogni curva o strettoia, di ogni tralcio d'edera che le sfiorava il viso. Dopo aver percorso più volte tutte le strade, dopo aver attraversato la piccola piazza con la fontana, Angela riprese la via di casa, sempre col suo seguito fedele. La mattina dopo, quando si tirò a sedere sul letto, la bambina si guardò i piedi e vide che erano davvero molto sporchi e che sulla pianta c'erano anche dei piccoli graffi. In quella arrivò la madre che la sgridò per non essersi lavata prima di andare a dormire. Angela non disse nulla, ma mentre faceva scorrere l'acqua fredda della brocca, continuava a far rotolare nella sua testa la sensazione di perplessità e anche di disagio che aveva provato davanti ai suoi piedi sporchi.
Il girovagare notturno di Angela continuò, sempre senza che nessuno se ne accorgesse, senza che lei lo sospettasse, senza che qualche animale la denunciasse involontariamente con un abbaio o un guaito. E i suoi piedi al mattino erano sempre molto sporchi e neri, ma ormai Angela non se ne stupiva più e andava subito a lavarseli prima che comparisse sua madre. Ma ecco che cosa accadde: una notte la bambina stava camminando, lieve e silenziosa come sempre, quando si arrestò di colpo. Dietro di lei, a qualche passo di distanza, anche i suoi amici animali si fermarono e rimasero in attesa, fiduciosi. Perché ormai sapevano che di Angela, qualunque cosa facesse e dovunque andasse, ci si poteva fidare. Dopo qualche, lunghissimo minuto la bambina si girò e, con un movimento sicuro e fluido, si infilò dentro un uscio aperto, profondo e buio nella notte profonda e buia. Cani, gatti, topi e la piccola, vigile civetta non se la sentirono questa volta di seguirla anche lì dentro e rimasero, pazienti e muti, ad aspettare in strada. Angela, intanto, aveva incominciato a salire adagio una scala in pietra. I suoi piedi non rabbrividivano al contatto con la scorza dura e fredda dei gradini e lei saliva tranquilla, senza esitazioni, come se avesse già fatto quella salita molte altre volte prima di allora. Arrivata in cima, si fermò un attimo e poi si diresse verso un grande spazio scuro alla sua sinistra: uno stanzone vuoto dal pavimento di legno, liscio e tiepido rispetto alla pietra, dove anche i leggeri passi di Angela trovavano risposta rimbalzando sui muri. In fondo al salone c'era un'apertura attraverso la quale si intravedeva il cielo più chiaro della notte. La piccola sonnambula vi si diresse con slancio, come ubbidendo ad un forte richiamo. Si fermò sulla soglia: sotto di lei, anche se non lo vedeva, c'era il vuoto e sotto il vuoto la strada buia dove aspettavano gli animali suoi accompagnatori. I quali, avvisati da invisibili segnali, levarono in alto i musi e la videro. I cani si rizzarono in piedi, uggiolando leggermente; i gatti sbatterono le code, preoccupati; i topolini girarono come impazziti al centro della via; la civetta aprì e chiuse i grandi occhi più volte, sbattendo le ali. Ma Angela non poteva vederli e frattanto sorrideva al vuoto sotto di lei. Dal cornicione su cui stava ferma partiva una grossa corda che attraversava, tesa e dritta come una freccia pronta a scoccare, l'aria notturna fino al muro davanti dov'era inchiodata. A cosa servisse nessuno poteva saperlo, e meno di tutti lo sapeva la bambina alla quale però non importava: la corda sembrava aspettarla e lei con piena fiducia vi poggiò sopra un piede.
Gli animali sospirarono all'unisono e sospirarono di nuovo quando l'intrepida sonnambula, con grazia soprannaturale e un brivido di paura, mise anche l'altro piede sulla corda, trovandosi così in bilico sul buio. Forse furono i sospiri di cani e gatti a richiamarlo lì, o forse camminava insonne per il paese, fatto sta che in quel momemto apparve all'imbocco della via un ragazzo. Prima vide gli animali e si bloccò; poi, accorgendosi che le bestie guardavano in alto, alzò anch'egli lo sguardo. Un grido gli salì alle labbra, ma la sua mano fu lesta a coprirlo. Rimase con gli occhi incollati alla figuretta chiara e lieve che camminava sulla corda, a cinque metri da terra, intessendo di magia la notte. Angela ad occhi chiusi percorse la corda con sapienza ed eleganza, accompagnando i passi con lenti e sinuosi movimenti delle braccia e della testa. E poi tornò sui suoi passi, in punta di piedi, Sembrava danzasse, lassù sulla corda, e a tutti quelli sotto di lei sembrava di sognare.

Maria Balliana (giornalista, scrive, legge e interpreta storie per bambini e ragazzi. Ha pubblicato La notte che San Nicolò perse una scarpa, Composit Editrice).