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GIOCOLIERE
Sebbene derivi da “giullare”, oggi il termine giocoliere indica l’artista impegnato in un genere perfettamente definito delle tecniche circensi: la giocoleria, che consiste nell’abilità di lanciare e riafferrare oggetti di vario tipo e di varie dimensioni. Nel novero delle discipline circensi, la giocoleria è fra quelle che richiedono maggore costanza e perseveranza. I progressi sono in genere lenti e frutto di grande impegno e costante  allenamento fisico e, sopratutto, mentale.
La giocoleria è la specialità più suscettibile di variazioni. I giocolieri spesso cambiano i tipi di oggetti che giocolano, il numero di essi, il modo di presentarsi in pubblico e così via, creando una quantità praticamente illimitata di sotto generi (fra i quali la giocoleria con i piedi detta “antipodismo”).
La giocoleria è una delle prime tecniche dello spettacolo del corpo. Il reperto più antico pare essere quello dei graffiti rinvenuti in Egitto nella tomba di Ben Hassani, datati attorno al 2040 a.C. Ma gli sviluppi più importanti si registrano nel XX secolo.
Fino alla seconda guerra mondiale, i giocoleri affinano le loro esibizioninei circuiti dei teatri di varietà, presentando non più dei normali numeri di abilità ma dei piccoli atti unici nei quali rappresentano anche dei personaggi,affiancando alla giocoleria elementi di recitazione. Questo dà loro la possibilità di cambiare più volte l’esibizione nel corso della carriera, inventando delle ossature diverse nelle quali inserire salti mortali ed altri elementi di acrobatica.
Appaiono i giocolieri “patriottici”, in uniformi militari (fra i quali Paul Conchas); gli “eleganti”, in abiti da sera (Cinquevalli, Kara, Spadoni); persino quelli “da ristorante”, con scenografie ed attrezzi chiaramente ispirati a quelli di una sala da pranzo (come i Perezoff). Poi, per rappresentare quelle attività ludiche ormai parte della vita quotidiana, nascono gli “sportivi”.
Una grande inversione di tendenza avviene con il più importante giocoliere del secolo, Enrico Rastelli (Samara, 19 dicembre 1896-Bergamo 13 dicembre 1931) il quale, nei primi decenni del 1900, toglie alla giocoleria la caratteristica di piccolo atto unico per restituirle invece l’ingenuità di un’esibizione astratta, senza simboli, al di là e al di sopra d’ogni possibile interpretazione. Se la cultura italiana avesse adeguatamente valorizzato l’arte circense, Rastelli occuperebbe probabilmente un posto nella storia dello spettacolo italiano fra Scarpetta e Petrolini. Il circo, che fornisce tanti stimoli agli esponenti della seconda generazione della regia teatrale, porta chiari segni della sua arte, soprattutto nell’accezione del ritmo e della sveltezza.
Oggi sembra normale che un giocoliere usi certi attrezzi ed abbia uno stile improntato soprattutto sulla velocità, ma ciò è dovuto alla rivoluzione della disciplina avviata da Rastelli. Durante i suoi ultimi anni di vita la sua fama origina numerosi emuli che cercano di imporsi utilizzando il suo stile o le sue tecniche. Fra gli italiani si ricordano: Massimiliano Truzzi e Paolo Bedini. Anche nel secondo dopoguerra la maniera dominante rimane quella impostata dal grande artista italiano. Attrezzi imperanti di questo periodo sono le clave, che avevano sostituito i bastoni, le palle di diverse dimensioni ed i cerchi; lo stile rimane quello rapido ed essenziale dell’italiano. Sulle sue tecniche lavorano Angelo Piccinelli, Eduardo Raspini, Alberto Sforzi e Gilberto Zavatta. In seguito, la tipologia si distingue in diversi stili: quello sudamericano tutto velocità e temperamento (iniziato da Rudy Cardenas, proseguito, fra gli altri, dagli Alegria e gli Alvarez); quello russo: tecnica e ricerca dell’organicità (dagli istruttori Violetta Kiss e Nikolai Ernestowitsch Baumann, all’allievo Sergei Ignatov, fino al giovanissimo Nikolai Gerassimov); quello minimalista inaugurato dai Kremo; quello orientale della pura ricerca della perfezione (i fratelli Jianping, Jianhua e Jianwen Qian). Ultimo virtuoso della giocoleria tecnica è il giovane americano Anthony Gatto capace di esercizi da guinness ma dotato di poca eleganza nella presentazione.
Parallelamente al filone tecnico della giocoleria, negli anni Settanta del 1900, con la nascita del Nuovo Circo,  prende piede il trend americano dei fantasy  jaggler. Il giocoliere torna in strada e all’aria aperta per ritrovare freschezza e spontaneità nel contatto con il pubblico, affiancarndo alla tecnica  la mimica teatrale e la danza. Interpreti più rappresentativi sono i Karamazov Bros, i Bay City Red, i Passing Fancys, i Wimbledon Bros e gli Airjazz. Grande fama la conquistano Philip Petit e gli americani Paul Binder e Michael Christensen, poi fondatori del Big Apple Circus. Ma più di tutti dona una nuova impronta alla disciplina il fantasy juggler americano Michael Moschen che, traendo spunto dai più moderni aspetti del mimo e della danza contemporanea, presenta affascinanti giocolerie con il fuoco ed ipnotiche combinazioni con piccole sfere di cristallo.