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CLOWN
Il termine sembra essere di origine inglese ma è ormai diventato d’uso internazionale. Il clown è una delle figure fondamentali della pista del circo, dove si manifesta in tipologie molto ben connotate già a partire dall'inizio del 1900.
Il secolo si apre infatti con le due più importanti figure di clown: il clown bianco, il cui trucco sembra essere stato ispirato dal Pierrot portato al successo dai  grande attore francese e mimo teatrale Jean-Gaspard Debureau, e l’augusto o rosso (in Italia detto anche toni), discendente invece dalle prime figure comiche della pista che avevano il compito di spezzare la tensione degli spettacoli equestri con contorsioni, salti a terra e spettacolari cadute.
È però nel primo decennio del 1900, con il duo Footit & Chocolat, che si definisce il rapporto conflittuale fra bianco e augusto che fa la storia del clown di questo secolo. La coppia permette un contrasto fra i due artisti che può essere di tipo fisico (alto-basso, grasso-magro), psicologico (astuto-ingenuo), morale (onesto-canaglia) o sociale (maestro-servitore, ricco-povero, ecc.). La maschera dell’augusto è di solito in sintonia con il suo carattere, mentre la sua varietà di tipi contrasta con la ripetitività della maschera del bianco in costume elegante.
All’inizio del secolo i tandem di clown si formano, si separano e si ricompongono a seconda delle esigenze di scritture. Fra le coppie più note si ricordano: Tonitoff e Antonet, Antonet e Grock, Alex e Porto, Antonet e Beby, Manetti e Rhum, Pipo e Rhum e i livornesi Dario e Bario. A volte l’augusto tenta la via del solista, trasformandosi di fatto in eccentrico (vedi la voce). Fra questi raggiungono la fama Grock e Charlie Rivel. Sono poi i Fratellini, i clown più amati da artisti ed intellettuali della belle époque, dopo la prima guerra mondiale, a lanciare la formazione a tre, con un clown bianco e due augusti, che avrà numerosissimi emuli e finirà per soppiantare quasi del tutto il “duo”. Il trio Fratellini afferma una comicità più rilassata, non dovuta solo al contrasto, spesso stridente, tra bianco e augusto, ma alla validità delle situazioni rappresentate, come nella tradizione della Commedia dell’Arte. Nasce in pratica il concetto di “entrata comica” che rimane fino ad oggi il più diffuso nelle piste dei circhi di tutta Europa.
A lato di questi numeri, che possono durare sino a 30-40 minuti, si delinea la figura dell’augusto “di serata” o “di ripresa”, specializzato nell’esecuzione di piccole esibizioni, spesso effettuate ai margini della pista per permettere agli inservienti di preparare l’attrezzeria per i numeri seguenti. Fa eccezione l’America dove, negli immensi spazi dei circhi a tre piste, i clown devono presentare una comicità più spicciola ed immediata, composta essenzialmente da piccole gag visuali (come nel caso di Lou Jacobs). L’America è però anche patria delle maggiori figure comiche razziali, come il tramp o il black face, i cui esponenti raggiungono momenti di qualità artistica rilevanti (W.C. Fields, Otto Griebling ed Emmet Kelly).
Nel dopoguerra le “entrate comiche” italiane più conosciute sono quelle dei Rastelli, i Caroli ed in seguito i Colombaioni (i quali però trovano ben presto un loro particolare itinerario teatrale), mentre si distinguono ben pochi clown di ripresa dal valore assoluto (come Fumagalli). Buoni livelli vengono raggiunti da alcune formazioni iberiche (gli Aragon, i Rudi Llata). Salvo queste rare eccezioni, gli anni ‘50 e ‘60 vedono un’involuzione della clownerie, con gli artisti che si limitano a replicare in maniera sterile il repertorio classico, finendo per sclerotizzare la disciplina. È il grande regista Federico Fellini, peraltro grande appassionato di circo, a ben illustrare la crisi del personaggio nel suo film  I Clowns (1970), surreale ma nitida fotografia dell’ambiente circense di quegli anni, dove il clown sembra destinato a sparire del tutto. La seguente salvaguardia ed il recupero della figura  del clown sono principalmente dovuti a tre fattori: l’affermazione di giovani talenti provenienti dalla Scuola del Circo di Mosca (come Oleg Popov) che rivitalizzano la disciplina studiandone a fondo i repertori e le tecniche (con la possibilità data dal circo statale di disporre di autori teatrali per i soggetti delle nuove “entrate”). La rivisitazione nostalgica del vecchio repertorio da parte di nuovi operatori circensi, spesso provenienti dall’esterno, come Bernahrd Paul del Roncalli o Pierre Etaix (con Annie Fratellini). E soprattutto la nascita di una figura assolutamente nuova nel panorama circense, quella del mimo comico, proveniente il più delle volte dal teatro di strada (David Shiner) ma anche dal teatro di pantomima (Enghibarov o Dimitri). Questi solisti propongono una comicità di assoluta rottura rispetto al repertorio classico della clownerie, introducendo moderne tecniche del linguaggio del corpo e il coinvolgimento degli spettatori, escludendo quasi del tutto i dialoghi.
All’interno degli spettacoli di “nuovo circo” tali artisti possono anche assumere la funzione di filo conduttore dello spettacolo o di io narrante, come René Bazinet in Saltimbanco del Cirque du Soleil, Christian Taguet nel Baroque e Bernard Kudlak nel Plume. Possono inoltre tentare il recupero della figura dell’eccentrico stile Grock ed esibirsi prevalentemente in spazi teatrali. Data la loro particolare formazione, si spingono a volte su sentieri di sperimentazione, non sempre con risultati positivi. Questo movimento di rigenerazione porta però anche alcuni esponenti di famiglie di tradizione a cimentarsi con successo in significative innovazioni (David Larible e Bello Nock). Mentre altri figli d’arte continuano a mantenere le tradizioni famigliari (Pipo Sosman, Tino Fratellini).
Sul principio degli anni ‘90 si rinfresca anche la tradizione del comico di varietà che, con una sapiente commistione fra clown e mimo di circo, riesce a proporre una comicità dal sapore alquanto originale (come il tedesco Harald “Hacki” Ginda). Recentemente sono poi nate anche formazioni di gruppi di mimi che riprendono in parte la formazione tradizionale del bianco e degli augusti seppure con un’impostazione del tutto originale. Anche questi sembrano però destinati più alle tavole del palcoscenico che alla segatura della pista. Cosa del resto abituale per numerosi altri artisti comici che hanno scelto di utilizzare tecniche circensi o della clownerie classica per montare moderni spettacoli teatrali (Le Cirque Imaginaire di Jean Batiste Thierry e Victoria Chaplin, Buffo di Howard Buten, fino a Leo Bassi, Jango Edwards e numerosissimi altri).